“Camminare è la miglior medicina per l’uomo.” — Ippocrate
Mi chiamo Giacomo, ho 27 anni e da sempre coltivo un grande amore per le montagne e per i viaggi a passo lento. Quando si è presentata l’occasione di percorrere il Cammino del Gran Sasso, ho capito fin da subito che questi sentieri mi avrebbero regalato momenti di pura felicità.
Inserito nella splendida cornice del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, questo percorso ad anello si sviluppa tra panorami straordinari, grandi altipiani d’alta quota, vallate selvagge dove aleggia la presenza del lupo e borghi storici tra i più affascinanti d’Italia — primo tra tutti Calascio, con la sua celebre Rocca riconosciuta in tutto il mondo.

L’itinerario ufficiale prevede 5 tappe, ma chi ha un buon passo o desidera organizzare un weekend lungo alternativo può facilmente comprimerlo in 3 giorni. Se invece si dispone di più tempo, il mio consiglio è di godersi il tragitto originale senza fretta, assaporando la ricca tradizione enogastronomica, la storia millenaria e il calore spontaneo delle comunità locali. Pur essendo un progetto recente, il cammino è ben tracciato; la segnaletica è in costante miglioramento e le tracce GPX disponibili sul sito ufficiale rendono la navigazione semplicissima. Per evitare l’afflusso nei punti più iconici, le stagioni ideali sono la primavera e l’autunno, perfette anche per le temperature miti.
Prima tappa: Da Campo Imperatore a Castel del Monte
La nostra avventura prende il via da Fonte Cerreto, dove acquistiamo la credenziale e prendiamo la celebre funivia: in pochissimi minuti ci ritroviamo catapultati sulla piana di Campo Imperatore, risparmiando così oltre 800 metri di dislivello in salita. Appena si aprono le porte della cabina, la vista è maestosa: da una parte le vette imponenti del Gran Sasso, dall’altra l’orizzonte sconfinato dell’altopiano.
niziamo la marcia avvolti da una leggera coltre di nebbia che va presto a diradarsi. Sotto i primi raggi di sole, la piana si veste di un giallo dorato, popolata da numerose mandrie al pascolo che richiamano scenari da grande prateria nordamericana. Proseguendo lungo la traccia, il paesaggio cambia improvvisamente quando ci addentriamo nel Canyon dello Scoppaturo, suggestiva gola rocciosa nota per essere stata il set del film “Continuavano a chiamarlo Trinità”.

Seconda tappa: Tra i borghi storici da Calascio a Barisciano
Il mattino seguente si fa sentire il classico indolenzimento muscolare, ma l’entusiasmo per il percorso spinge subito a rimettersi in marcia. Ci attende infatti una giornata a forte carattere storico attraverso antichi centri di origine medievale. Fin dalle prime battute scorgiamo in lontananza il profilo di Calascio, dominato dalla sua imponente Rocca. La salita per raggiungere la fortezza richiede un po’ di fatica, ampiamente ripagata da uno scorcio panoramico unico su tutta la catena del Gran Sasso.
Per la pausa pranzo facciamo sosta nel centro storico alto da “Pane & Vino”, una graziosa bottega dove gustiamo ottime focacce gourmet e bevande locali con un’accoglienza davvero squisita.
Ripreso il cammino lungo il crinale illuminato dal sole pomeridiano, camminiamo cullati da una piacevole brezza fino a raggiungere Santo Stefano di Sessanio, dominato dalla celebre Torre Medicea. Dopo aver visitato il borgo in pietra e aver fatto tappa all’ufficio turistico per timbrare la credenziale, proseguiamo lungo una strada forestale e alcuni tratti di sentiero, arrivando a Barisciano per concludere la nostra seconda tappa.

Terza tappa: Il rientro a Fonte Cerreto e il bilancio del viaggio
L’ultima giornata si rivela più lineare ma comunque piacevole. La prima parte della marcia risale un vallone verdissimo per poi aprirsi gradualmente verso gli altipiani; per il pranzo facciamo sosta al Rifugio Montecristo, uno dei rari punti di appoggio di questa frazione. Guadagnata un’altura panoramica, scorgiamo finalmente sotto di noi i tetti di Fonte Cerreto, punto d’inizio e traguardo finale del nostro anello.
Il Cammino del Gran Sasso si chiude così lasciando un profondo senso di gratitudine: un’esperienza rigenerante per la mente e per lo spirito, capace di valorizzare il territorio attraverso un turismo lento, attento e consapevole.

Un ringraziamento speciale ad Giacomo Sarti per aver condiviso la sua esperienza e il racconto di queste due tappe intense lungo il nostro itinerario!


