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Il Cammino del Gran Sasso con Riccardo: tra nebbia, borghi e paesaggi d’alta quota

La nostra avventura inizia nel modo più inaspettato: con le condizioni meteo peggiori che un camminatore possa figurarsi.

Il caldo torrido dell’estate lascia improvvisamente spazio a perturbazioni intense con raffiche di vento e piogge battenti su gran parte d’Italia. Nonostante il maltempo, io e Sara ci mettiamo in viaggio verso Fonte Cerreto, punto di partenza e riferimento per il Cammino del Gran Sasso.

Cammino del Gran Sasso

L’itinerario originale prevede un primo giorno di circa 22 chilometri che attraversa la vasta piana di Campo Imperatore per raggiungere Castel del Monte. Verso le dieci del mattino facciamo sosta al bar La Villetta a Fonte Cerreto per fare colazione, ritirare la credenziale e prepararci a salire in quota con la funivia. Guardando verso i piloni dell’impianto in cerca di rassicurazioni, il panorama è scoraggiante: visibilità pari a zero. Scambiando due parole al banco e menzionando l’intenzione di salire a Campo Imperatore, la risposta del barista è immediata: «No, non andate!».

Quando il meteo cambia i piani: il nuovo itinerario

Sull’altopiano si sta abbattendo una vera e propria bufera, con nuvole bassissime pronte a trasformare il paesaggio in un muro di nebbia. Guidati dal buon senso, decidiamo di ricalibrare i piani: prolungheremo la permanenza di un giorno per sfruttare il netto miglioramento previsto per il fine settimana, iniziando il cammino direttamente dalla seconda tappa e recuperando la prima alla fine del viaggio.

Ripartiamo quindi in auto alla volta di Castel del Monte, attraversando una parte di Campo Imperatore coperta da una pioggia fitta e da una nebbia fittissima. Il borgo ci accoglie con un’atmosfera unica: gli edifici in pietra chiara sembrano fondersi con le nuvole. Notiamo lungo le vie drappi neri e scope di saggina, scoprendo che Castel del Monte è noto come il borgo delle streghe, dove l’antica tradizione de “Ru rite del re sette sporte” serviva a scacciare le presenze maligne. Questa prima giornata, pur senza chilometri sui piedi, si rivela preziosa per riorganizzare la settimana e godere dell’accoglienza e della cucina locale.

🎬 Guarda la prima parte del video sul canale YouTube Rock in Nature:

In cammino verso Calascio: natura, incontri e sapori locali

Zaino finalmente in spalla! Dopo la colazione, la caligine del mattino lascia il posto a un cielo chiaro, svelando i profili delle montagne attorno a Castel del Monte. Davanti a noi si apre il tracciato delle prime due tappe che abbiamo scelto di accorpare: la tratta fino a Rocca Calascio (circa 9 km) e il proseguimento verso Santo Stefano di Sessanio (altri 5 km).

I primi passi lungo il sentiero regalano colpi d’occhio magnifici sui massicci del Sirente e della Majella, mostrando fin da subito l’antico legame tra la presenza umana e la natura. Iniziamo la marcia incontrando muretti a secco, vecchi ricoveri in pietra e ampi pascoli. Durante una discesa un po’ insidiosa veniamo accolti dall’abbaiare di un gruppo di cani e dalla voce rassicurante di Bernardino, che ci presenta il suo meticcio e ci racconta la sua storia: dal terremoto del 2009 si dedica interamente alla cura di cani e gatti trovatelli.

Continuiamo la camminata superando strade di campagna tra balle di fieno e tracce più sconnesse, toccando il laghetto di Calascio prima di affrontare l’impegnativa salita verso il borgo sotto il sole di mezzogiorno. All’arrivo, la nostra attenzione si sposta subito sul pranzo: scegliamo di fare sosta alla Taberna di Rocca Calascio, assaporando i piatti tipici e concedendoci un po’ di riposo all’ombra dei vicoli in pietra.

Calascio e Rocca Calascio, Cammino del Gran Sasso. (9)

Ricevuto il timbro sulla credenziale, risaliamo verso la celebre Rocca di Calascio (1.400 m), uno dei luoghi simbolo dell’Abruzzo. Da lassù la vista sul versante aquilano del Gran Sasso è spettacolare: il Monte Camicia e il Prena spuntano tra le nuvole, mentre la vastità dell’altopiano trasmette tutta la rilevanza storica e strategica di questo punto d’osservazione.

Proseguendo lungo il traverso affacciato sulla valle in direzione Santo Stefano di Sessanio, le prime gocce di pioggia iniziano a cadere spinte dal vento. Raggiungiamo il borgo mediceo giusto in tempo per il check-in presso il B&B Nonno Severino, prima che un intenso temporale rinfreschi l’aria. Il cielo torna poi ad aprirsi regalando un tramonto indimenticabile, perfetto per esplorare l’intricato labirinto di archi, scalinate e botteghe artigiane di Santo Stefano.

Calascio e Rocca Calascio, Cammino del Gran Sasso. (9)

Verso Barisciano e la memoria del borgo

Lasciato alle spalle il borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio, riprendiamo la marcia su un’ampia strada agricola che si snoda tra colline e campi a scacchi, arricchiti dalle ultime balle di fieno della stagione. L’incontro con un contadino locale a bordo del suo trattore si rivela provvidenziale: con fare genuino ci suggerisce di abbandonare la strada principale per imboccare una vecchia mulattiera, un tracciato pietroso e stimolante dove la navigazione con traccia GPX diventa fondamentale per non smarrire il sentiero tra l’erba alta. Superata l’ultima discesa tra i calanchi, raggiungiamo il borgo di Barisciano per il check-in e una meritatissima sosta; nel pomeriggio ci dedichiamo a esplorare il paese, ancora segnato dalle ferite del terremoto del 2009 ma preziosamente valorizzato dai restauri e dalla storicità della Fonte Grande.

La risalita tra gli altopiani e la faggeta

Il giorno successivo, pur con il cuore appesantito dalla triste notizia dell’uccisione dell’orsa Amarena avvenuta nella notte, ci rimettiamo in marcia verso gli altipiani che domina la Valle dell’Aterno. Camminando sotto il sole e controvento lungo una pista sassosa di 6 chilometri, il colpo d’occhio sulle imponenti pareti di Monte Corvo, delle Malecoste e di Pizzo Cefalone ripaga ampiamente della fatica. Dopo la pausa pranzo tra le greggi al pascolo a Prato Fonno e qualche incontro pacifico con i cani da guardiania, ci districhiamo tra tracce pascolive e pendii erbosi fino ad approdare alle strutture di Montecristo; da qui ci attende un’avvincente discesa di due chilometri attraverso una suggestiva faggeta, guidati dagli ometti in pietra fino al rientro a Fonte Cerreto.

Calascio e Rocca Calascio, Cammino del Gran Sasso. (9)

Tra il Canyon dello Scoppaturo e gli scenari western

L’attraversamento dell’altopiano più vasto degli Appennini è un’esperienza immersiva, fatta di luce cangiante, orizzonti sconfinati e un mare d’erba dorata che accompagna ogni nostro passo. Intorno a mezzogiorno deviamo dal tracciato per addentrarci nell’atmosfera cinematografica del Canyon dello Scoppaturo — celebre set di tantissimi film cult compresi quelli con Bud Spencer — raggiungendo il rinomato Ristoro Mucciante per un corroborante pranzo al sacco. Nonostante il sole battente da film western e i chilometri extra accumulati per la deviazione, la bellezza selvaggia dell’ambiente spinge le gambe a proseguire quasi col pilota automatico lungo l’immensa piana.

Calascio e Rocca Calascio, Cammino del Gran Sasso. (9)

L'arrivo a Castel del Monte e la conclusione del viaggio

Verso sera il sole comincia finalmente a concedere una tregua e le calde luci del crepuscolo stendono un’atmosfera magica sull’ultimo tratto di percorso. Il terreno sconnesso e pietroso cede gradualmente il passo alla terra battuta e infine all’asfalto delle vie d’accesso al paese, annunciando la vicinanza del traguardo finale. Proprio mentre scoccano gli otto rintocchi delle campane di Castel del Monte, muoviamo i nostri ultimi passi concludendo ufficialmente l’anello del Cammino del Gran Sasso: un’avventura indimenticabile vissuta passo dopo passo tra natura incontaminata, borghi storici e grande accoglienza.

🎬 Guarda la seconda parte del video sul canale YouTube Rock in Nature:

Un ringraziamento speciale a Riccardo (Rock in Nature) per aver condiviso la sua avventura lungo il nostro tracciato. Segui le sue escursioni e i video reportage completi sui suoi canali social Rock in Nature

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