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L’altipiano di Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet” del Gran Sasso

Gran Sasso e Cinema: sulle tracce dei grandi film con il Cinetrekking

Le parole di Fosco Maraini, orientalista, scrittore e alpinista fiorentino, sono forse il modo migliore per entrare nel paesaggio di Campo Imperatore. Quando visitò per la prima volta il Gran Sasso, alla fine degli anni Trenta, rimase colpito dall’immensità di questo altopiano, tanto da paragonarlo al paesaggio tibetano di Phari Dzong, a 4.200 metri sulla via tra l’India e Lhasa.

Da allora, il nome “Piccolo Tibet” è rimasto indissolubilmente legato a Campo Imperatore, uno dei paesaggi più spettacolari e riconoscibili dell’Appennino.

Anche Alberto Angela, nel programma Rai Meraviglie, ha raccontato questa straordinaria parte d’Abruzzo, accompagnando il pubblico alla scoperta del Gran Sasso, di Rocca Calascio, di Campo Imperatore e dei territori che si estendono fino al Sirente-Velino.

🎥 Alberto Angela racconta Campo Imperatore e il Gran Sasso

Un altopiano immenso ai piedi del Gran Sasso

Campo Imperatore è il più esteso altopiano dell’Appennino. Si sviluppa per circa 20 chilometri, a una quota compresa indicativamente tra i 1.500 e i 1.900 metri, con una larghezza che varia tra i 3 e i 7 chilometri.

L’immensa distesa si allunga ai piedi delle grandi vette orientali del Gran Sasso, creando uno scenario in cui lo spazio sembra dilatarsi.

È un paesaggio che cambia radicalmente con le stagioni.

In estate domina il verde dei pascoli, punteggiato dai colori della fioritura e attraversato dalle antiche vie della pastorizia. In inverno, invece, la neve ricopre l’altopiano e le nuvole basse possono trasformare completamente la percezione del luogo, restituendo quella sensazione di trovarsi in un ambiente lontanissimo dall’Italia che ha contribuito alla fortuna del soprannome “Piccolo Tibet”.

Cammino del Gran Sasso - Prima tappa da Campo Imperatore a Castel del Monte (1)

Il “Piccolo Tibet”. 📸 Foto di Stefano Candeloro

Una montagna modellata da acqua, ghiaccio e tempo

La straordinaria morfologia di Campo Imperatore è il risultato di una storia geologica complessa.

L’altopiano ha un’origine tettonica, mentre il suo paesaggio è stato profondamente modellato dall’azione delle acque, degli antichi ghiacciai, della neve e dei fenomeni periglaciali.

Pianure alluvionali di origine lacustre si alternano a morene, rock-glaciers, nivomorene, circhi glaciali, brecciai e fiumare, fino alle grandi pareti rocciose che delimitano l’altopiano.

Tra gli elementi più caratteristici ci sono proprio le fiumare, distese di ghiaia che durante il disgelo scendono dalle profonde incisioni del Brancastello e del Monte Prena. In questi ambienti è possibile incontrare specie vegetali particolari, comprese piante adattate a quote generalmente più elevate ed alcuni interessanti endemismi.

Cammino del Gran Sasso - Prima tappa da Campo Imperatore a Castel del Monte (1)

Il Corno Grande visto dal Brancastello – 📸 Foto di Stefano Candeloro

Le grandi vette del “Piccolo Tibet”

A circondare Campo Imperatore sono alcune delle montagne più alte e spettacolari dell’Appennino.

La Scindarella e il Monte Portella mostrano spettacolari circhi glaciali; il Corno Grande, con le sue quattro vette, domina l’altopiano raggiungendo i 2.912 metri, la massima elevazione dell’Appennino continentale.

Più a sud si susseguono il Monte Aquila, il dolomitico Brancastello, le Torri di Casanova e il Monte Prena, caratterizzato da forme aspre e tormentate, ricche di canyon. Sul margine meridionale dell’altopiano si innalza infine il Monte Camicia, con il suo caratteristico versante erboso.

È questo insieme di montagne, vallate e grandi spazi aperti a creare uno degli scenari più iconici del Gran Sasso.

Cammino del Gran Sasso - Prima tappa da Campo Imperatore a Castel del Monte (1)

Dall’alto, Campo Imperatore mostra tutta la sua straordinaria ampiezza

I pascoli e la memoria della transumanza

Prima ancora di diventare una meta turistica e cinematografica, Campo Imperatore è stato per secoli un luogo di lavoro.

Gli sterminati pascoli dell’altopiano sono stati utilizzati per l’alpeggio estivo delle greggi di ovini e delle mandrie di bovini ed equini. La presenza dell’uomo è quindi parte integrante della storia di questo paesaggio.

Camminare oggi a Campo Imperatore significa anche attraversare un territorio plasmato dall’incontro tra natura e attività pastorali, dove sopravvivono tracce di una cultura della montagna profondamente radicata nel territorio aquilano.

La transumanza è parte dell’anima di Campo Imperatore. Foto di Cristian Nuvolone.

Un patrimonio di biodiversità

L’immagine di Campo Imperatore è spesso associata ai suoi grandi spazi erbosi. I pascoli sono caratterizzati da numerose specie di graminacee, tra cui festuche, seslerie, codoline, forasacchi, palei e cervino.

Ma sono soprattutto gli ambienti più particolari a custodire alcune delle presenze botaniche più interessanti.

Tra le fiumare, ad esempio, si possono incontrare la Violaciocca italiana (Matthiola italica), con i suoi caratteristici fiori violetti o gialli, il Camedrio alpino (Dryas octopetala), specie tipica degli ambienti artici e alpini, e la Sesleria delle paludi (Sesleria caerulea).

La biodiversità di Campo Imperatore è quindi strettamente legata alla varietà degli ambienti che compongono l’altopiano: pascoli, ghiaioni, zone umide, circhi glaciali e pareti rocciose.

Campo Imperatore e il cinema

L’immensità e la particolare fisionomia dell’altopiano hanno fatto di Campo Imperatore una scenografia naturale ideale per numerosi film e cortometraggi.

I grandi spazi, le montagne, la luce e l’apparente lontananza da qualsiasi centro abitato hanno trasformato questo angolo d’Abruzzo in un set cinematografico naturale.

È anche da questa vocazione cinematografica che nasce una delle esperienze legate al territorio del Cammino del Gran Sasso: il Cinetrekking, che permette di riscoprire i luoghi del cinema camminando attraverso i paesaggi che li hanno resi celebri.

 A raccontare questo straordinario patrimonio è Andrea Lolli, tra i fondatori del Cammino del Gran Sasso, scrittore e guida alpina del team Gran Sasso Guides e membro del Collegio delle Guide Alpine d’Abruzzo.

👉 Per approndire leggi questo articolo: Gran Sasso & Cinema

Francesco De Marchi e la conquista del Corno Grande

La storia del Gran Sasso è anche una storia di esplorazione.

Nel 1573, il bolognese Francesco De Marchi, ingegnere militare, raggiunse la cima del Corno Grande all’età di 69 anni, accompagnato da esperti cacciatori locali.

La sua salita rappresenta la prima ascensione documentata della vetta.

Nel suo diario De Marchi descrisse con grande emozione ciò che vide dalla cima, raccontando la sensazione di trovarsi al di sopra delle montagne circostanti e di poter scorgere, in lontananza, diversi mari.

Era il Rinascimento, quasi due secoli prima della nascita dell’alpinismo moderno: una testimonianza straordinaria di quello spirito di esplorazione che ancora oggi spinge tante persone verso le montagne.

Corno grande cammino nel Gran Sasso.

Vista sul Corno Grande da Vado di Corno. Foto di Foto_Fox

Camminare nel “Piccolo Tibet”

Campo Imperatore non è soltanto un luogo da fotografare o da osservare.

È un territorio da attraversare lentamente, seguendo sentieri e antiche vie, incontrando i borghi, osservando le montagne e lasciandosi sorprendere dalla varietà degli ambienti naturali.

È questa la dimensione che il Cammino del Gran Sasso vuole restituire: la possibilità di conoscere il territorio passo dopo passo, mettendo in relazione paesaggio, natura, storia, cultura e comunità locali.

Dal “Piccolo Tibet” di Campo Imperatore alle grandi vette del Gran Sasso, dai pascoli della transumanza alle testimonianze della geologia e della ricerca scientifica, questo altopiano racchiude una straordinaria concentrazione di meraviglie.

Un luogo che, come raccontano Fosco Maraini e Alberto Angela, riesce ancora oggi a dare la sensazione di trovarsi altrove.

E forse è proprio questa una delle sue meraviglie più grandi.

Cammino del Gran Sasso - Prima tappa da Campo Imperatore a Castel del Monte (1)
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