Il territorio della Baronia con i Comuni aderenti al Consorzio di tutela e valorizzazione del Canestrato di Castel del Monte costituiscono l’area rappresentativa della trasumanza. L’allevamento transumante tra queste montagne e i pascoli invernali del Tavoliere delle Puglie, attraverso una fitta rete di tratturi, affonda le sue radici sin dalla preistoria ed è ben documentato già in epoca romana. L’epoca d’oro di questa attività si ebbe, però, tra il XVI e XVII secolo quando, le pecore che dell’Abruzzo scendevano in Puglia, raggiunsero il numero di oltre 4 milioni di capi e solo dalla Baronia di Carapelle se ne potevano contare 97.000.

Quasi tutti gli uomini di questi paesi, d’inverno, seguivano le greggi nel Mezzogiorno per le migrazioni stagionali e rimanevano lontano da casa per quasi otto mesi all’anno.

Oggi la transumanza ha ceduto inevitabilmente il passo alla modernità e ai mezzi di trasporto meno romantici, e si è trasformata in “verticale”, ossia lo spostamento delle greggi avviene dalle aree poste nelle quote basse verso gli altipiani montani nel periodo primaverile-estivo. Lo straordinario valore espresso dalla transumanza in termini storico-archeologici, antropologici, sociali e culturali ma anche gastronomici, è il motivo per cui il comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco, nel 2019, ha proclamato la transumanza Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

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